08/09/2026
Perché PianopianoAI
Capire l’AI con esempi concreti, senza parole difficili
Perché PianopianoAI
Capire l’AI con esempi concreti, senza parole difficili
Stefano Basso
set 08, 2026
🎧 Prima di iniziare
883 — Gli anni
Qualche tempo fa, in libreria, ho sentito due persone cercare di ricordare in quale ordine andassero letti i libri di una saga.
Una delle due, a un certo punto, ha detto:
«Ce l’hai ChatGPT? Cerca lì».
L’altra ha risposto:
«No, io ho solo Google. Quello vecchio».
Mi è rimasta in testa.
Non tanto perché ChatGPT abbia sostituito Google — non è così semplice — ma perché in quella frase c’era qualcosa che fino a pochissimo tempo fa sarebbe sembrato strano. Cercare una risposta chiedendola a un’intelligenza artificiale è già diventato, per molte persone, un gesto normale.
Lo facciamo per trovare un’informazione, scrivere una mail, riassumere un documento, preparare una presentazione, tradurre una frase. Qualcuno la usa per programmare, qualcuno per studiare, qualcuno per organizzare un viaggio.
Spesso impariamo a usare questi strumenti prima ancora di aver capito bene che cosa stiamo usando.
PianopianoAI nasce da qui: dal bisogno di trovare un po’ di tempo per capire.
Non serve inseguire l’ultima novità
Con l’intelligenza artificiale succede continuamente qualcosa.
Esce un nuovo modello, arriva una nuova funzione, uno strumento cambia nome, compare un servizio che promette di fare meglio quello che fino a ieri faceva un altro.
Provare a seguire tutto è quasi impossibile. E forse non serve.
Questa newsletter potrebbe facilmente diventare una raccolta di tutorial sugli strumenti e sulle funzioni del momento. Ogni tanto lo faremo, perché provare gli strumenti è uno dei modi migliori per capirli.
Ma mi interessa soprattutto quello che viene prima.
Mi interessa capire perché due sistemi che sembrano fare la stessa cosa danno risultati diversi e perché una risposta può sembrare molto convincente anche quando è sbagliata. Che cosa cambia quando affidiamo all’intelligenza artificiale i nostri documenti o quando, invece di usare un servizio online, decidiamo di far funzionare un modello sul nostro computer?
Sono domande meno immediate di una classifica dei migliori strumenti del mese, ma sono quelle che ci aiutano a capire quando uno strumento ci serve davvero.
Perché piano piano
Il nome di questa newsletter nasce proprio da questo.
Piano piano non significa aspettare che le novità siano diventate vecchie prima di parlarne, né rendere semplice qualcosa fingendo che non abbia complessità.
Significa mettere le cose nell’ordine giusto.
Partire da una domanda concreta, capire che cosa sta succedendo, provare uno strumento quando serve e vedere dove funziona e dove no.
Con l’intelligenza artificiale è molto facile fare il contrario.
Incontri parole come RAG, agenti, reasoning, modelli multimodali, context window. Dopo un po’ conosci il vocabolario, ma non è detto che sia più chiaro quale problema risolva ciascuna di quelle cose.
Qui proveremo a partire dal problema. Il nome tecnico può arrivare dopo.
Come guardo all’IA
Non voglio convincerti che l’intelligenza artificiale sia fantastica, né che sia una minaccia da cui difendersi.
Ci sono attività nelle quali questi sistemi fanno davvero risparmiare tempo e altre nelle quali impieghi più tempo a controllare il risultato che a fare il lavoro da solo. Alcuni utilizzi sono già molto pratici, altri funzionano bene soprattutto nelle dimostrazioni.
E poi ci sono domande che non riguardano soltanto quanto sia buona una risposta.
Che cosa succede ai dati che carichiamo? Quanto vogliamo delegare e quanto controllo preferiamo mantenere? E quando un’automazione ci semplifica davvero il lavoro, invece di costruire una macchina complicatissima per evitare tre clic?
Non sempre troveremo una risposta definitiva. Possiamo però capire meglio quali domande vale la pena farsi.
Capire abbastanza da poter scegliere
Non credo che tutti debbano diventare esperti di intelligenza artificiale.
Credo che valga la pena capirne abbastanza da non limitarsi a premere un pulsante perché qualcuno ci ha detto che funziona.
A volte significherà capire perché ChatGPT inventa una risposta. Altre volte vedremo che cosa cambia tra un modello e un altro, che cosa significa far lavorare un’IA sui propri documenti o che cosa succede quando un assistente comincia anche ad agire.
Sempre partendo, quando possibile, da qualcosa che possiamo riconoscere nella vita quotidiana.
Come due persone in una libreria che cercano l’ordine giusto dei libri di una saga.
«Ce l’hai ChatGPT? Cerca lì».
Forse l’intelligenza artificiale è diventata normale più velocemente di quanto ci siamo accorti.
Adesso possiamo prenderci il tempo per capire come usarla.
Piano piano, a piccoli passi.
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